Pubblico questo articolo dell’avvocato Gianluca Savino, Giurista della Privacy della Sicurezza e del Lavoro, con la collaborazione del dott. Simone Bomba (psicologo), sul tema del giocatore patologico e delle sue esigenze di riservatezza.


Il gioco d’azzardo patologico (d’ora in poi GAP) viene considerato dalla scienza medica sin dal 1980 come un disturbo mentale ed è considerato un problema di salute pubblica. E’ un fenomeno in crescita che coinvolge persone diverse tra loro (uomini, donne, giovani, anziani, etc.), tutte vittime poi delle gravi conseguenze che si registrano in ambito psicologico, familiare e sociale. L’opinione comune non considera poi come GAP, sottostimandone gli effetti, buona parte delle attività di gioco promosse dallo Stato, come Lotto, SuperEnalotto, Lotterie, ecc. E questo contribuisce ad ingrandire il fenomeno. La circostanza che nella visione collettiva questo disturbo sia inquadrato come un vizio, attorno a cui ruotano vari stereotipi e pregiudizi, induce a sottovalutarne la portata. Basti pensare che oltre alla forte comorbilità con i disturbi dell’umore, d’ansia e di personalità, e alla possibilità di sviluppare altre patologie mediche (disturbi legati allo stress come ulcera, colite, ecc.) o psichiatriche (abuso di sostanze, ecc.), il GAP è causa di problemi: finanziari (debiti, irritamento nel mondo dell’usura, ecc.), penali (falsificazione, frode, furti, ecc.), lavorativi (riduzione dell’attività lavorativa, perdita del lavoro, ecc.), familiari (separazione, divorzio, ecc.). Senza dimenticare l’elevata incidenza di tentati suicidi tra i giocatori patologici (Guerreschi, 2000; Croce, Zerbetto, 2001).

Il solo riconoscimento del GAP come malattia mentale è riuscito a mettere in parte in crisi questo paradigma morale, assieme alle più recenti interpretazioni del GAP, da parte di alcuni studiosi, come di una forma di “dipendenza senza farmaci”, con la conseguente proposta di collocarlo non più tra i disturbi del controllo degli impulsi, ma tra quelli di abuso di sostanze e dipendenza (Lavanco, 2001). In quest’ottica, una maggiore comprensione del pathological gambling non può esimersi dal considerare la famiglia del giocatore e le problematiche inerenti. All’inizio, il gioco viene vissuto dal partner come una capacità del coniuge, un aspetto della sua personalità che gli permette di apparire una persona fortunata e brillante, in particolare quando a quest’attività si affiancano piccole vincite abbastanza frequenti. Tutto ciò fino a quando il coniuge non prende coscienza del reale stato delle cose, che spesso coincide con le prime telefonate da parte dei creditori, che lo mette di fronte ad una situazione economica totalmente diversa da quella immaginata. In un primo momento, la famiglia reagisce con stupore ed incredulità. Tende a negare la realtà e a credere alle giustificazioni e alle minimizzazioni del giocatore. Ma quando viene messa di fronte alla drammaticità della situazione, ad esempio in seguito al distacco delle utenze, subentrano vissuti di rabbia, disperazione e impotenza (Guerreschi, 2000; Croce, Zerbetto, 2001). Spesso poi, il giocatore, sprovvisto di risorse economiche, ricorre ad attività illecite che portano al definitivo crollo di fiducia da parte del coniuge. A questo punto nel migliori dei casi si giunge alla richiesta d’aiuto presso i centri specializzati, oppure il giocatore viene definitivamente abbandonato (Guerreschi, 2000; Croce, Zerbetto, 2001).

Conseguenza secondaria del GAP è l’isolamento sociale che ne deriva e che si va ad affiancare a quello dalla famiglia. Parenti ed amici tendono ad allontanarsi dal giocatore patologico a causa delle continue richieste di denaro o, al contrario, è lui stesso ad isolarsi da questi o perché troppo preso dal gioco o per la vergogna che ne deriva. La stessa comunità di appartenenza del giocatore, una volta venuta a conoscenza di questo genere di problematiche tende al suo isolamento (Guerreschi, 2000; Croce, Zerbetto, 2001).

Particolarmente delicato appare, inoltre, il discorso legato alla privacy del giocatore d’azzardo. Egli è, dunque, vittima di una patologia scientificamente e socialmente riconosciuta come tale e, pertanto, necessita non solo di cure specifiche ma anche della giusta protezione da un punto di vista della privacy.

L’attuale normativa in materia di protezione dei dati personali garantisce adeguata tutela della persona rispetto alla sfera del riserbo ed alla protezione dei dati personali inerenti alla persona. Il decreto legislativo n. 196 del 30 giugno 2003, denominato “Codice in materia di protezione dei dati personali” disciplina tanto la privacy in senso stretto quanto la tutela dei dati personali.

Lo stesso articolo 4 del D.Lgs. 196/2003) definisce poi i c.d. dati sensibili, come “i dati personali idonei a rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonche’ i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale.

Ebbene la condizione del giocatore d’azzardo è una condizione assimilabile a quella di uno stato di salute che,ai sensi della citata legge, viene inquadrato tra i dati personali c.d. sensibili e pertanto, meritevoli di un’adeguata tutela da coloro i quali si trovano ad interagire con essi per scongiurare ipotesi di strumentalizzazioni, etichettature o allontanamenti del giocatore dagli ambiti domestici, lavorativi e sociali.